Davide Montella

Share

Osservando le recenti strategie di Stellantis, è difficile non provare preoccupazione per il destino di un marchio glorioso come Maserati. Il problema non è l’ assenza di competenze, ma di una visione chiara e pragmatica che possa riportare il brand al suo antico splendore.

Declino produttivo e riorganizzazione: i numeri di una crisi

I segnali di questa incertezza non sono solo strategici, ma si manifestano in un crollo produttivo di proporzioni drammatiche. Nel primo trimestre del 2025, la produzione di Maserati ha subito un tracollo del 73% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A Modena, dove ha sede il Tridente, la situazione è ancora più evidente, con sole 45 auto prodotte nel primo semestre del 2025, una riduzione del 71,9%. Questo calo produttivo è il sintomo di una profonda crisi di mercato, come dimostrano anche le immatricolazioni nei dieci mercati principali di riferimento.

Le eccellenze di Maserati

Grecale, Levante, Ghibli, Granturismo, Quattroporte, MC20, GT2 Stradale, sono la prova di quali prodotti sia ancora in grado di produrre il Tridente.

Ho avuto la possibilità di spingere al limite la MC20, sul tracciato del Misano World Circuit. Ne ho apprezzato la dinamica di guida, la raffinatezza tecnica e la spinta del suo straordinario motore, il V6 Nettuno.ù

MC20 è un’auto con un’anima, un design meraviglioso (a mio giudizio) e prestazioni che dimostrano come Maserati possa continuare competere anche nel segmento delle Supercar.

Eppure, questi modelli rischiano di restare casi isolati, un’opportunità mancata di rilanciare l’intero Marchio.

Un polo d’eccellenza italiana: la visione mancata

Immaginiamo per un attimo un diverso futuro per i prodotti del Made in Italy a quattro ruote. Invece di disperdere questi asset, si sarebbe potuto creare un ecosistema integrato che unisse:

  • Ferrari: l’eccellenza assoluta nelle supercar
  • Maserati: il lusso sportivo distintivo
  • Alfa Romeo: la sportività accessibile e l’heritage racing

Tre marchi complementari, ognuno con la propria identità, ma uniti da una radice comune di innovazione e passione. Come solo noi Italiani sappiamo fare. Invece, si preferisce la strada dell’omologazione industriale, mettendo così a rischio l’identità di due iconici brand come Alfa Romeo e Maserati.

Il rischio della standardizzazione

Questi marchi non hanno bisogno di essere “omologati” secondo logiche industriali globali, né di essere accorpati ad altri Gruppi, né tantomeno svenduti. La loro forza sta proprio nell’originalità, nella capacità di emozionare, nel rispetto di una tradizione e di una cultura tipica della maestria italiana.

Svenderli, integrarli ad altri gruppi non è solo una perdita economica, ma un grave danno culturale, che significa rinunciare al patrimonio di competenze, storia e prestigio che ha reso l’Italia leader nel segmento del lusso.

La domanda nasce spontanea

È davvero impossibile immaginare un modello di business che valorizzi questi gioielli italiani, anziché sacrificarli sull’altare dell’efficienza industriale?

Personalmente, credo si stia perdendo un’occasione unica per consolidare la leadership italiana nel segmento del lusso e delle prestazioni.

Il tempo è sovrano e ci dirà…

Articoli correlati: